mercoledì 14 novembre 2012

noi due soli in ascensore...

Chi si ricorda della canzone di Alan Sorrenti?
Vi siete mai chiesti come mai quando sale un estraneo in ascensore il nostro stato cambia? Dove ci posizioniamo fisicamente all'interno di quella piccola scatola?
Secondo alcuni studi condotti dalla  psicologa clinica Babette Renneberg della Libera Università di Berlino salendo in ascensore seguiamo tutti un identico rituale: se siamo soli il problema non si pone ci posizioniamo dove abbiamo voglia, se però sale una seconda persona ci si comincia a collocare ognuno in un angolo, la terza ne occuperà un altro, infine la quarta quello rimanente.
Il quinto passeggero starà nel mezzo. Una disposizione di questo tipo consente ad ognuno di occupare una zona sufficientemente ampia e sentita come meno “pericolosa”.
A questo punto, dopo che fisicamente lo spazio è stato occupato secondo una regola non detta, ma seguita istintivamente, il nostro disagio di norma aumenta: il silenzio e la vicinanza non aiutano.
Iniziamo a fissare un punto nel vuoto o il cartellino dei controlli periodici, la nostra mente va verso il peso complessivo che può reggere l'ascensore e facciamo un rapido conto delle masse presenti oppure, più semplicemente controlliamo il cellulare.
Assumiamo cioè un comportamento, dentro uno spazio così ristretto,  che percepiamo come neutrale e vogliamo dare questo messaggio.
Temiamo che qualsiasi nostro cenno, qualsiasi nostra attività, qualsiasi nostro sguardo possa essere interpretato come minaccioso o ammiccante e quindi possa scatenare nell'altro una reazione che non saremmo in grado di gestire.
Da questo quadro nasce l'ansia legata all'uso dell'ascensore.
A volte la breve distanza percorsa tra un piano e l'altro ci sembra eterna, in alcuni casi la sudorazione è a mille, il cuore batte forte e non vediamo l'ora di liberarci da quella condizione che non possiamo in alcun modo controllare..
Che fare allora?
Se vi aspettate di leggere Il trucco per uscire da questo meccanismo rimarrete delusi.. perché quello che ci piacerebbe trasmettere è l'importanza di conoscerci, di conoscere le nostre dinamiche comportamentali e quindi “normalizzarle” in modo che non ci siano di ostacolo nella nostra vita quotidiana.
Il da farsi quindi è legato alla “prevenzione primaria” ovvero la conoscenza delle proprie emozioni per saper controllare gli effetti che queste hanno sul nostro comportamento.
Concederci l'opportunità di entrare nel mondo della conoscenza delle  nostre emozioni è dunque importante per il nostro benessere e per preservarci da situazioni difficoltose, faticose e a volte trasformate dalla nostra mente in imprese impossibili.
L'Associazione A piccoli Passi promuove  per i propri soci percorsi di questo tipo, quindi vi incoraggiamo a partecipare alle nostre attività, a contattarci anche solo per soddisfare qualche curiosità.

Bisogna conoscere se stessi. Anche se questo non servisse a trovare la verità, servirebbe a regolare la propria vita, e non c'è nulla di più giusto.
Blaise Pascal, Pensieri, 1670

lunedì 22 ottobre 2012

Jerome Liss è morto. Chi è stato Jerome Liss?


Innovatore nel filone di ricerca della terapia biosistemica, è grazie a lui che è diventata centrale la questione del funzionamento fisiologico e patologico del Sistema Simpatico e del Parasimpatico secondo questo modello:


Ciclo
Secondo  Jerome Liss,  la patologia psicosomatica deriva da un cattivo funzionamento reciproco di questi due sistemi. 

Il Simpatico presiede all'azione muscolare, il Parasimpatico  permette il recupero di energie e il riposo. 
In condizioni regolari questi due sistemi non dovrebbero funzionare insieme, ma rimbalzare invece dall'uno all'altro, a seconda delle esigenze dell'organismo. 
Quando i due sistemi agiscono insieme oppure la loro curva è distonica, allora siamo in una condizione di malfunzionamento. 

Ma non è tutto.
Liss è stato anche l'ideatore della cosiddetta comunicazione ecologica.
Comunicare in modo "ecologico" vuol dire coltivare le risorse di ogni persona, rispettare la diversità e nello stesso tempo mantenere una coesione globale in modo che tutti insieme possano agire insieme per un obiettivo comune.

Il metodo, ideato da Jerome Liss, vorrebbe trovare un equilibrio tra bisogni individuali e crescita della totalità. Quindi: critica costruttiva, risoluzione dei conflitti, sviluppo dei progetti, cooperazione, l'empatia corporea, metacomunicazione, comunicazione non verbale.

Il "Principio Ecologico" nella comunicazione sta nel rispetto dell'individuo ("rispettare la diversita'") e nello stesso tempo a cooperare con il gruppo ("Rispettare il contesto").


Sembra una cosa scontata e facile ma.... quante volte dobbiamo subire decisioni dall'alto, o ingoiamo bocconi, o aggrediamo per far valere il nostro parere..Con questo tipo di comunicazione ogniuno dei membri del gruppo ha il suo giusto valore e contribuisce alla discussione con il fine del raggiungimento dell'obiettivo.

Non è un buona buona ragione per cambiare le regole del gioco sociale?

"Per esempio i bambini partecipano con i maestri alle decisioni su cio' che va insegnato in classe e perche', i pazienti partecipano con i medici e gli infermieri a stabilire il programma ospedaliero, i lavoratori decidono con i dirigenti il "cosa, come e quando" della produzione, gli utenti dell'assistenza sociale partecipano alla decisione sulla distribuzione del denaro, i detenuti partecipanop alla conduzione delle loro prigioni e i bambini partecipano alla scelta delle decisioni familiari."


Non è stato forse un grande Jerome Liss???

martedì 9 ottobre 2012

Aiuto!! Mi ha lasciato!!


L'abbandono è uno dei maggiori eventi traumatici sperimentati da uomini e donne. La perdita del partner è paragonabile all'esperienza del lutto, cioè  alla reazione emozionale che si vive quando si perde per sempre una persona importante per la nostra vita.


Perdere qualcuno che si ama infatti ci fa sentire soli: sapere di non poter contare più sulla sua presenza e sul suo affetto ci provoca dolore e ci rende vulnerabili. 
Dal momento dell'abbandono si apre un periodo che richiede tempo e fatica per essere superato. 
 
La perdita del partner nelle separazioni, diversamente dalla sua morte, richiede un processo che comporta l'accettazione del fatto che l'altro continua la sua vita indipendentemente da noi. Questo innesca reazioni emotive molto intense che sono vissute da donne e da uomini in maniera differente.
Generalizzando un po' si potrebbe dire che le donne  tendono a parlarne con più facilità, cercano aiuto tra le amiche e sono più aperte alla possibilità di parlarne anche con un professionista, gli uomini, invece, tendono a tenersi dentro questo trauma pensando così di proteggere se stessi ed i loro familiari, tendono cioè a tenere nascoste le emozioni più intime per timore di mostrarsi deboli.
Questo tipo di reazione innesca una serie di conseguenze sul piano psico fisico: disturbi del sonno e dell'alimentazione, aumento della pressione, disturbi digestivi, stanchezza, cefalee, caduta dei capelli, ansia, ossessioni, depressione, approccio smodato verso alcool e farmaci....

 Il periodo del lutto per la separazione può essere anche molto lungo, può durare settimane, mesi o anche anni. 

E' estremamente importante affrontare l'abbandono con la necessaria consapevolezza, per non prolungare la sofferenza nel tempo e per evitare ulteriori danni, per evitare cioè che il trauma si trasformi in patologia che dovrà essere affrontata sul piano sanitario.
Perché il trauma della separazione si trasformi in modo “sano” occorre modificare il proprio atteggiamento: dopo essersi concessi un giusto periodo di lutto, cioè tutto il tempo che ci serve per poter elaborare lo strappo legato al distacco, dovremo iniziare  a comprendere ciò che è successo, darci la possibilità di utilizzare l'esperienza negativa vissuta per crescere, evitando così  tutti i sentimenti di colpa nei nostri confronti e nei confronti di chi ci è vicino.
Questo significa affrontare la situazione, entrare nel dolore senza cedere al desiderio di autodistruggersi, significa cioè accettarlo.
E' il dolore che ci consente di capire i nostri errori e di migliorarci.
Affrontare accompagnati da un counselor  il periodo di lutto conseguente l'abbandono renderà più lieve il processo e consentirà di collocare rabbia, dolore, disorientamento evitando così la trasformazione del trauma in una vera e propria patologia.

“Avere qualcuno che ascolta è importante. Un essere umano non può tenersi dentro tutto. Quel che è accaduto va consegnato ad altri. Il passato, se rivelato, toglie peso, alleggerisce. [...] Rivelarsi è aiutarsi e aiutare allo stesso tempo. Versare la memoria dal vertice della vita, passarla ad altri come le tegole si passano l’acqua. Così, come una mano lava l’altra, confessarsi libera la coscienza a chi offre il proprio passato e a chi lo riceve.”
(Mauro Corona - Come sasso nella corrente)





venerdì 21 settembre 2012

Noi non siamo cattivi

L'angolo delle emozioni - Eccovi l'articolo pubblicato sull'edizione di settembre del mensile la Gasgia. buona lettura.

Ci dicono sempre che la gente è cambiata, è diventata più irascibile, arrivista, egoista, opportunista ecc, a parte il fatto che non conosciamo a volte il nostro vicino di casa e  facciamo fatica a dare un saluto o un sorriso a chi incontriamo...come possiamo dire se prima fosse peggio o meglio?
I media ci fanno vedere fatti e leggere notizie che parlano solo ed esclusivamente di cose negative, quindi come parametro abbiamo questa visione del mondo.
Non c’è poi come fissarsi su una situazione o qualcuno che non ci piace che tutto sembra sia uguale a ciò che pensiamo maggiormente. 

Questa, è la risposta della Legge d’Attrazione:  “ Attraiamo tutto ciò cui diamo importanza, nel bene e nel male”; se poi i nostri pensieri sono anche ricchi di emozione, l’equazione è presto risolta, il risultato è: vediamo, sentiamo e incontriamo solo ciò che ci aspettiamo. 
Allora forse non sarebbe meglio cambiare tattica? Proviamo...qualche volta...a mettere da parte giornali e televisione e leggiamo un bel libro o ascoltiamo della buona musica,  se poi decidiamo di andare a trovare un amico, a ballare, in palestra o a bere il caffè da un vicino...con serenità e gioia... il gioco è fatto. State tranquilli che sulla nostra strada incontreremo tutte persone felici e contente, perché è così che siamo noi. Tutto ci sembrerà più bello perché è così che ci sentiamo.

Aggiungiamo alla ricetta anche un sorriso. Iniziamo con il sorridere a noi stessi la mattina, ci troviamo davanti allo specchio e invece di pensare alla brutta faccia che abbiamo davanti, sorridiamole. Sorridiamo al nostro vicino di casa, quello che incontriamo tutti i giorni in ascensore. Quando incontriamo qualcuno, sorridiamo, non costa niente, è un gesto carino e ne sentiremo l’energia positiva anche in noi, che importa se l’altro rimane stupito e non ricambia? Non importa se conosciamo bene o no le persone che incontriamo sul nostro cammino, salutiamole, sorridiamo e basta. Ci farà sentire meglio, proviamoci!

A casa non abbiamo bimbi pestiferi che non riusciamo a gestire, abbiamo solo piccoli cuccioli che come noi hanno bisogno di amore, affetto, contatto, ascolto. Anche questo è gratuito, non costa niente, ma ci farà ricevere molto, anzi TUTTO. Se diamo il più possibile amore non saremo mai traditi. L’Amore è Energia, come tale è infinita, e più se ne dà, più se ne riceve. La Legge della Causa e dell’Effetto agisce, sempre. Non siamo puniti a causa delle nostre azioni, ma DALLE NOSTRE AZIONI; vale anche per il contrario, riceviamo proprio grazie ai nostri comportamenti. Facciamo meno fatica a sorridere, dare amore ed essere felici;  mentre le cattive emozioni ci succhiano energia le buone emozioni ce la donano, è una Legge Universale, ed è tutto proporzionato: più si da e più si riceve...sia il male che il bene.

Provare non costa niente...è gratis!! L’amore, un sorriso, un saluto a tutti quelli che incontriamo durante la giornata anche al nostro nemico, al collega che non sopportiamo, al vicino rumoroso, al marito geloso, alla moglie nervosa.
Proviamoci, facendo un piccolo sforzo e vedremo cambiare il mondo davanti ai nostri occhi. Spariranno i fantasmi delle nostre tristi credenze accorgendoci che quelle persone che non sopportiamo, non amiamo, con le quali non riusciamo a relazionare, siamo noi, sono le immagini dei nostri Subconsci, riflesse negli altri. 
Ecco cosa vediamo di noi stessi: quello che non ci piace della nostra parte più nascosta. Non la percepiamo, ma è lì che ci giudica, ci vede e ci controlla. Controlliamo noi la nostra vita!! Con un comportamento più consapevole e responsabile, amando e sorridendo, solo così quei fantasmi svaniranno nel nulla. Tutto ci apparirà più bello, meraviglioso, il sole sorgerà sempre, la vita ci sorriderà e ci amerà come una madre amorevole ama suo figlio. 
Un sorriso a tutti

“Non parteciperò mai ad una marcia contro la guerra, ma sarò in prima fila ad una marcia per la Pace” -  Madre Teresa di Calcutta

mercoledì 18 luglio 2012

Noi siamo il nostro corpo


Eccovi l'articolo che è stato pubblicato su La Gasgia questo mese. Buona lettura!
Cari amici che ci seguite su La Gasgia, prima della pausa estiva vorremmo invitarvi ad una piccola riflessione sul corpo.
Ci siamo guardati allo specchio molto spesso prima dell'arrivo dell'estate, siamo passati al vaglio della “prova bikini” e siamo entrati in contatto con un'immagine e l'abbiamo osservata.
Il corpo è il nostro più importante mezzo d'espressione che abbiamo, è il contenitore delle nostre emozioni, del nostro vissuto, delle convinzioni, ma anche della nostra vitalità e della nostra energia! La volontà di prendere coscienza di noi stessi è una fase di crescita fondamentale per ogni individuo. Prendere atto di chi siamo come esseri umani, ci permette di liberarci dagli schemi automatici appresi, aumentando il nostro potenziale individuale e la nostra vitalità.
L'immagine che abbiamo del nostro corpo può essere sostenuta oppure alterata da noi stessi in base a ciò che abbiamo appreso durante il processo di crescita.
La percezione del corpo che abbiamo non è però obiettiva: è una somma di componenti fisiche, modelli sociali, vissuto psicologico e relazioni affettive. Da bambini il legame con il nostro corpo è assolutamente naturale ed immediato perchè connesso a bisogni fisiologici ed al gioco.
Da adulti perdiamo questo legame e per avere una completa consapevolezza delle nostre parti corporee può essere utile farsi guidare ed allenare la mente.
Quando percepiamo un disagio interiore, quando siamo titubanti nel prendere una decisione, oppure siamo in trasformazione, possiamo osservare che anche nel corpo è scritto quello che stiamo vivendo. E' molto importante affidarci a questa saggezza, dimenticata ma che da sempre è esistita, per poi permetterci di dare spazio a ciò che siamo in questa nuova condizione.
Gli strumenti che ci aiutano ad avvicinarci alla saggezza del nostro corpo sono diversi, alcuni sono più semplici e altri sono più articolati, ma hanno sempre alla base la volontà, la costanza e la sperimentazione.
Alcune di queste tecniche sono: portare attenzione al respiro, com'è nel suo flusso naturale, percependo dove eventualmente si blocca e cercando, se è possibile, di ampliare la respirazione in quelle precise parti del corpo. Attraverso tecniche guidate di presenza all'interno del corpo, percepire dettagliatamente ogni parte, dargli valore e attenzione. Conoscere la nostra sensibilità energetica, ciò che siamo al di là delle parole, cioè la nostra energia che risiede in una parte del corpo piuttosto che in un altra. Attraverso la pratica delle tecniche che ci piacciono di più è possibile esplorare la nostra storia nella gestualità, nella postura, nella tipologia fisica, diventando sempre più consapevoli di ciò che siamo e permettendoci di orientarci sempre di più verso il nostro ben-essere.

venerdì 8 giugno 2012

Quando dire no... qualche impressione fresca fresca

Carissimi, questa sera abbiamo incontrato un gruppo davvero variegato... c'erano giovanissimi e persone più ... (come le hanno definite loro....) anzianotte... 
Ognuna di queste persone ha portato il suo vissuto, la sua esperienza nel dire no, nel subire la rabbia altrui, oppure la propria incapacità di reagire a piccoli soprusi che apparentemente possono sembrare delle banalità.
Insomma c'è stato tanto confronto su questo tema. Abbiamo lavorato anche tantissimo sulle nostre sensazioni corporee: cosa succede dentro di me quando qualcuno si avvicina troppo.. quando qualcuno mi tocca..
Che dire: sono davvero felice per questa serata ad Omegna. Una partecipazione davvero numerosa e soprattutto attiva: persone che si sono messe in gioco senza timore, che hanno capito di essere in uno spazio protetto e che potevano esprimersi sapendo che non ci sarebbe stato giudizio da parte di nessuno.
Vi vogliamo ringraziare tutti quanti ad uno ad uno!
Silvia e Nicola

martedì 5 giugno 2012

QUANDO DIRE NO!

Anche la tv parla di noi.....
su vcoazzurratv è stata pubblicata la notizia dell'evento che si terrà al Centro Benessere La Fabrique di Omegna... eccovi il link...http://www.vcoazzurranews.tv/index.php/cultura-menu/artist

Ricordo che ci vedremo alle 21 del 8 giugno per una serata esperienziale per sentire come sto quando dico no, come posso dire ciò che penso senza temere di deludere.

Vi aspettiamo perchè...
.... esserci conviene sempre!!!